tutto rosa

3.10.03

Paulette non riuscì più a riprendersi, terminò di vivere due settimane dopo aver subito la violenza.

Le continue emorragie causate dalle profonde ferite, abbassarono i valori del ferro del suo sangue a tal punto da indebolirne il fisico già minuto.

Traballante, sui suoi inseparabili 15 centimetri di tacco, si muoveva come uno spettro tra la stanze del suo cottage.

Volle tentare una cura allo sperma, (8 calici al dì due volte al dì) prescritta da un famoso specialista inglese, ma le sue condizioni non migliorarono più di tanto.

Una mattina tentò di scendere da sola la scala verso il soggiorno, con il calice in cristallo di Boemia ancora stretto in mano, scivolò sul penultimo gradino e cadde sbattendo violentemente la testa sul bronzeo fallo del putto che decorava la balaustra liberty.

Ruppe l’osso occipitale e passò immediatamente ad altra vita.

Il suo corpo fu ricomposto e fasciato in uno splendido GIVENCY, inviato tempestivamente dalla capitale francese. Risaltava sul suo bianco volto soltanto il colore rosso del suo rossetto CHANEL. Stretto tra candide mani (come da testamento) un fallo eretto in platino di TIFFANY con colata di sperma in brillanti incastonati.

Due giorni dopo la bara in lacca lucida rosa, borchie ottone, ed intarsi in SWAROVSKI, entrò in chiesa sorretta da diciotto meravigliosi magrebini a torso nudo. La posarono ai piedi dell’altare su di un tappeto di petali di rosa, tra undici candelabri Maria Teresa D’Austria.

Dai matronei e dal tiburio della chiesa, una cascata di rose rosa intrecciate a rami di edera, cadevano fino a pochi metri dal pavimento, il loro profumo si mescolava a quello del incenso.

Nei cinquanta minuti antecedenti la cerimonia funebre, le canne d’organo soffiarono musiche di JOAHNN SEBASTIAN BACH alternate alla voce di BOY GEORGE dei CULTURE CLUB…

La mise dei partecipanti alla cerimonia funebre passava dal abbigliamento leather al fashon, alla haute couture, al kitch ed al trash.

In ultimo, durante la benedizione della bara, il prete ebbe un imbarazzante e ben visibile erezione spontanea.

Le ceneri come da sua volontà furono sparse nelle più conosciute cruising areas della zona.

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22.09.03

Ansimavano tutti e due.

Le grosse mani del più adulto, stringevano forte le mie braccia, in primo piano vedevo i contorni sbiaditi dei disegni tatuati sul suo petto.Assetato di sesso, con movimenti animaleschi, mi sbatteva ripetutamente, non accennava a fermarsi, girò di lato la testa per sputare a terra.L’altro, mi bloccava la testa stringendola da sotto il mento, la spingeva contro il suo addome.Parlavano velocemente in arabo, e ridevano tra loro.Mi sentivo soffocare, non riuscivo ad emettere alcun suono, non volevano saperne di allentare quella morsa.Cercai di sciogliermi da loro, ma il più giovane, mi sferrò un pugno sul labbro superiore che subito dopo incominciò a sanguinare. Riuscirono a sfilarmi l’orologio.

Sentivo, (attutito dagli alberi del boschetto) il rumore della auto sfrecciare lungo la tangenziale. Impotente, non sapevo come chiedere aiuto.Il loro alito puzzava di alcool, il più giovane, dopo aver pronunciato parole colme di rabbia mi sputò addosso, infranse la bottiglia di birra e mi puntò, a pochi centimetri dalla giugulare, il tagliente frammento di vetro.Si divertiva a lacerarmi con sadismo la mia cute.Le mie grida soffocate dalla sua grossa mano.

Incominciarono a discutere animatamente tra loro, il più adulto estrasse il suo membro dal mio ano, il giovane affondò con violenza il collo di bottiglia appena sopra il mio sterno tra le clavicole. Incominciai a sentire sgorgare, dalla ferita verso l’addome, il liquido tiepido. Le mie energie svanirono.

Sangue ovunque.

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20.09.03

Carissimo "Anonimo",

sono una "succhia cazzi" D.O.C.G. (di origine controllata e garantita).

La mia missione è quella di soddisfare gli sconosciuti.

Fortunatamente è anche una mia morbosa passione.

Ringrazio anche Madre natura di aver collocato un "punto g" proprio nella mia bocca.

Non voglio sentire parole: "hai d’accendere?", "ciao come ti chiami", "ti va di fare qualche cosa", "a casa mia o a casa tua?", "non ti ho mai visto", "fidanzata?", "attivo o passivo?", "ti avviso quando vengo", "vai un po’ più adagio", " ingoi?"….

Voglio passare subito all’azione ingoiando avidamente ed immancabilmente tutto quel che la loro prostata può secernere, e voglio che la loro bocca non emetta altro che gemiti derivanti dal puro piacere.

P.S. Al collo tengo sempre l’inseparabile e meraviglioso TIFFANY con impressa l effigie della mitica MONICA LEWINSKI.

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17.09.03

Entrò nel vagone della metropolitana, divaricò leggermente le gambe, e si appoggiò con tutta la schiena alla sbarra di ferro.

Trentacinquenne, aspirante culturista, completamente rasato, occhi marroni, mani grosse come badili.

I suoi jeans fasciavano le muscolose gambe, tiravano (più sbiaditi) sul suo pube, lasciando intravedere il fallo allungato lateralmente contro il suo addome, i suoi grossi bicipiti erano circondati dalle maniche tirate di una candida FRED PERRY. Il suo sedere, ben scolpito, era degno di un servizio fotografico.

Giocammo per qualche fermata a fissarci, vedendo chi per ultimo, toglieva lo sguardo, dagli occhi dall’altro.

Mi alzai prossimo a scendere alla mia fermata. Lui scese, alla mia stessa, poche persone prima di me. Qualche passo, si fermò, e poi si girò per cercarmi.

Mi cercò prima da lontano, ma mi trovò sulle scale subito dietro lui. Lo seguii.

Entrammo nel bagno silenzioso e deserto, lui si mise davanti all’orinatoio, terminò di slacciare i suoi pantaloni, accarezzò il suo membro duro e incominciò a masturbarsi.

Bastarono pochi colpi, si girò verso me al suo fianco, e mi schizzò addosso quel getto di liquido biancolattiginoso.

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16.09.03

Uscimmo dal cinema, ed incominciai a camminare a passo deciso verso il lungomare.

Sentivo che ci saremmo inseguiti. Si avvicinò a me che aspettavo di attraversare la strada, e iniziammo ad intuire l’uno i movimenti dell’altro.Ci superammo a vicenda, non uno sguardo, non una parola, sentivo soltanto il suo profumo deciso e sconosciuto intravedendo soltanto l’ombra del suo grande corpo.

Mi inoltrai nel parco, la luna piena di queste sere rifletteva la sua luce soltanto sulle foglie lucide di alcune siepi di pitosforo, il resto era buio totale.

Mi seguì, lo sentivo dietro a me.Non conobbi la sua voce, non vidi i suoi occhi e nemmeno il suo viso.

Di lui, conobbi soltanto il suo profumo, ed il gusto del suo sperma secreto con molta generosità.

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12.09.03

Sembrava uscito da un cartone animato manga.

Non potei fare ameno di notarlo in quel bar scalcinato colmo di fumo gente e chiasso, splendente con quel simbolo anarchico impresso sulla sua maglietta.

Prima che lo facesse la cameriera, raccolse la sua lattina vuota e compressa e gli avanzi del suo cibo, deponendoli nella raccolta differenziata.

I suoi capelli da rasta erano raccolti in una larga fascia elastica nera, questo bastò per scatenare in me la passione.Basso di statura, la sua bocca piccola, i suoi glutei belli sodi, il suo profumo inebriante, il suo tono di voce e i suoi movimenti ipnotizzanti.

Mi raggiunse in bagno, lo vidi aprire la porta, si avvicinò a me (intenta a sistemarmi il trucco), dai suoi larghi pantaloni di canapa indiana spuntava il suo fallo in posizione già eretta, pronto per essere succhiato, si affiancò e mi chiese se ero pronta indicando il proprio fallo.

"Certo! Sono nata per succhiare cazzi " gli risposi.

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10.09.03

Non ero sicura che avesse compiuto i sedici anni.

"P.A." però era un ragazzino già formato. I peli delle sue gambe erano biondi, come lo era anche quella leggera peluria attorno ai suoi piatti capezzoli.I muscoli erano ben torniti, grazie al continuo esercizio di canottaggio. Occhi marroni, naso diritto, il sorriso perfetto e candidamente bianco risaltato dal suo viso bruciato dal sole.

Mi si presentò così, avanti a me, vestito di un solo costume bianco del modello in voga qualche anno fa, fissandomi intensamente e sorridendo.Non saprei dire se fu attratto della lacca nera che porto alle dita dei miei piedi, o dai miei anelli ai capezzoli, o dai miei impeccabili (anche a +40°C) capelli cotonati. Ci scambiammo due parole, non ricordo neanche di cosa parlammo, caddi subito in uno stato di ipnosi.

Per tutte le mattine successive, stessa scena: alla solita ora scendeva la scala verso gli scogli, mi salutava sorridendomi, e poi iniziava, proprio a due metri davanti a me, ad indossare la muta e a preparare l’attrezzatura per la pesca subacquea. Riemergeva immancabilmente dal limpido mare, dopo un ora, ed iniziava a descrivermi specie e habitat di ogni pesce pescato.

La sua ingenuità non gli consentì di capire che l’unico "pesce" che mi interessava, stava proprio lì, fisso tra le sue gambe.

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8.09.03

Mi fece accomodare nel suo ufficio, tappezzato da spudorate foto di giovani modelle rumene senza veli, ritratte in posizioni e situazioni tremendamente banali. Tra le foto, quella di una ragazza che in ginocchio e a cosce allargate, accennava con il pollice e l’indice, l’apertura delle sue labbra vaginali.

Mi assalì subito un conato di vomito.

L’attesa fortunatamente fu breve, presto lo vidi entrare, sondava con la sua tozza e sporca mano, il suo membro nascosto dietro la tuta blu sposorizzata OLIO CASTROL®. Era trascorso tanto tempo dall’ultimo incontro, non aveva cambiato le sue abitudini. Non si fece nemmeno implorare, mi concesse subito di scivolare sotto la sua scrivania.

La mia testa tra le sue cosce era già pronta a succhiare quei diciannove centimetri di squisita ed indimenticabile dolcezza.

Profumo di olio per automobile, pasta lavamani misti a quelli copertoni in gomma e gasolio.

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3.09.03

Arrestò il suo furgone, aprì la portiera e scese.

Non feci a meno di notare il suo membro, semi eretto, che puntava in alto verso destra il tessuto morbido dei suoi bermuda. Mi guardò, e senza nascondere l’imbarazzo, sorrise.

Con molto piacere, sotto i suoi bermuda, trovai il mio feticcio: mutandina bianca in tessuto a piccole coste, tg.IV, marca sconosciuta, tasca anteriore per poter estrarre il pene ed incombere ai bisogni fisiologici, visibili le impronte delle sue forme anatomiche, superiormente elastico leggermente slabbrato, giro coscia allargato dalla frequente usura, acquistati sicuramente per pochi centesimi su bancarella di mercato.

Me la feci regalare toccandola il meno possibile, le aggiunsi alla mia collezione, pronta ad essere intensamente "sniffata".

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1.09.03

Sistemai le sue 47 rose nel LALIQUE sopra la credenza.

Posò la sua camicia, perfettamente stirata sulla poltroncina ai piedi del mio letto.

Il giovane cingalese dai capelli neri e lucidi, si fece sfilare i pantaloni per farsi succhiare avidamente il membro scuro.

Barattò le sue rose per il mio nuovo dildo.

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